Correva l'anno 2015, io avevo appena scoperto di aspettare un bambino e tra una nausea e l'altra mi accingevo a mettere quelle che - non lo sapevo ancora - sarebbero state le ultime crocette alla mia calza Dimensions
Candy cane Santa.
Dal Dicembre di quell'anno, infatti, questa bellissima tela è stata ripiegata e abbandonata nella borsa dei lavori, per lasciare spazio al corredino prima e a tutte le appaganti incombenze che una maternità comporta poi. Ogni tanto mi capitava di scorgerla nell'armadio, di sbirciarvi e di rimetterla subito dentro, pensando che in quel momento davvero non avevo la pazienza, la testa e il tempo di dedicarmi ad un lavoro così impegativo.
Tutto questo fino al mese scorso.
A Novembre, nella mia città adottiva, Livorno, era arrivato l'autunno, con le sue mareggiate e i venti di Libeccio. E così, per evitare che la mia mente indugiasse troppo su angoscianti pensieri, ho riaperto quella borsa, che, previdentemente, avevo portato con me lo scorso luglio.
Non vi nego che è stato difficile riprendere a ricamare dopo tanto tempo (quasi due anni) e soprattutto riprendere con uno schema così complicato. Eppure, serata dopo serata, finalmente esco fuori dall'empasse e riesco ad aggiungere un nuovo significativo tassello a questo ricamo:
Da quel punto in poi è stato tutto in discesa: l'entusiasmo di averlo ripreso in mano e la speranza di terminarlo in tempo per Natale hanno fatto il resto e giocato a mio favore.
E così, a metà Dicembre avevo finalmente terminato la mia Candy Cane Santa. E posso affermare che è uno degli schemi più belli che abbia mai ricamato, anche se rispetto allo schema originale ho apportato alcune modifiche: dopo aver ricamato la ghirlanda in alto col mezzo punto, così come richiesto, ho poi optato di proseguire col solo punto croce: era la mia prima esperienza col mezzo punto, ma il retro era davvero inguardabile. Inoltre non mi convincevano molto i punti realizzati con un numero diverso di fili. Della scelta non mi sono pentita affatto: così è molto più nelle mie corde.
Infine, nei giorni scorsi, tornata a casa dalla mia famiglia, ho trovato il tempo di confezionarla con il feltro in dotazione e il cordoncino in lana per appenderla. Cucita tutta rigorosamente a mano, causa macchina per cucire fuori uso.
Adesso me la riguardo con orgoglio, in attesa che la Befana la riempia
con qualcosa all'altezza del contenitore e mi fa sorridere che all'epoca in cui la iniziai, per prima cosa, ricamai il mio nome: allora non ero ancora
mamma, altrimenti di sicuro non sarebbe stato il mio il nome ricamato.
Ma oltre a farmi sorridere, questo mi fornisce uno stimolo nuovo: quello
di realizzare un'altra calza per mio figlio e, perché no, anche per mio
marito.
Sono folle? Forse... intanto l'ordine a
Casa Cenina l'ho già
fatto.
E adesso non resta che brindare: a questo bel finale e ai nuovi inizi! Cin cin a tutti!